Ma quante belle lettere!

Decine, forse centinaia, di migliaia di italiani scrivono ogni giorno a quotidiani e settimanali, lettere sino a qualche anno fa, oggi soprattutto e-mail. Qualcuno di loro lo fa per vanità, cerca in ogni modo le luci della ribalta, magari anche con uno pseudonimo, ne è stato individuato uno che scrive facendo ricorso a un centinaio di nom de plume. C’è anche chi scrive soltanto per problemi sentimentali, talvolta poco verosimili, andando a infittire le tante rubriche del cuore non soltanto dei femminili.

Ma la stragrande maggioranza di chi scrive ai giornali è gente che nelle lettere al direttore ha scorto il canale più diretto per esprimersi, per dire la propria opinione, per protestare, per contestare, per denunciare, per suggerire, per proporre, per ricordare, per ammonire, per raccontare, per raccontarsi. Anche per confessarsi.

E’ gente che crede nel dialogo e lo cerca, è gente che crede nel confronto e lo propone, è gente che crede nei giornali e nella loro capacità di comunicare. E’ gente, tutta, che ha il coraggio delle proprie idee, una rarità. E’ gente che spesso si merita, per ciò che dice, propone, racconta, suggerisce, una platea ben più ampia di quella che si svela in un solo giornale: gliela offriamo con questa iniziativa. Che è stata ideata  come una vetrina nella quale esporre quanto di meglio la gente esprime scrivendo a un giornale, proponendosi pubblicamente con nome e cognome.

Non è a caso che “Caro direttore” nasca a Bolzano e per iniziativa dell’Azienda di soggiorno e turismo. Bolzano è una città votata, per la storia e la geografia, a essere cerniera tra due mondi, una città avvezza al dialogo e in due lingue diverse e l’Azienda di soggiorno e turismo ne è, con naturalezza, la sua ambasciatrice, sognando, per questo, di potere un domani essere vetrina di un “caro direttore” anche in lingua tedesca, coinvolgendo così l’Austria e la Germania.